Il metodo Momo

Emotional Learning, Emotional Teaching ©

Il metodo Momo, Emotional Learning, Emotional Teaching © (Depositato presso il Ministero per i beni e le attività culturali il 21 Febbraio 2011 n.A071155), per l’insegnamento di una lingua straniera ai bambini è stato creato da Elisabetta Mohwinckel e successivamente modificato, perfezionato, arricchito, colorato dai bambini.

Il Metodo si basa sul concetto di Routine Visiva. Immagini, chiamate anche anelli primari, vengono presentate ai bambini attraverso fotografie chiare ed inequivocabili e parole scritte. Grazie alla ripetitività e ciclicità della presentazione, queste immagini o anelli primari si accomodano nel cervello dei bambini…

… La mente del bambino è aperta ad accogliere un’infinità di anelli primari. L’esperienza emotiva di gioco e di elaborazione che si creerà attraverso le successive attività di classe, faciliterà il processo di distacco dell’immagine dalla carta per entrare nel bambino come concreta e tangibile e come lessico disponibile per descrizioni, dialoghi, giochi di ruolo.

Gli anelli secondari sono tutte quelle meravigliose informazioni che i bambini necessitano per rendere vivo il loro apprendere. Il contestualizzare il vocabolo in un’esperienza, un esperimento, un lavoro di gruppo crea un apprendimento concreto e stimolante.

LA METODOLOGIA

Attraverso una Programmazione Sequenziale Strategica accostiamo il secondo anello che, per la sua semplice connettività al primo anello, si legherà creando un apprendimento sequenziale. Il secondo anello offrirà una conoscenza superiore per ampliare il lessico, le descrizioni, i dialoghi e i giochi di ruolo. L’attitudine del bambino a voler conoscere sempre di più, a voler sfidare le sue capacità, a voler rendere il gioco sempre più stimolante lo spingerà ad agganciare sempre più anelli, a trovare le soluzioni, a correggere i propri errori fino ad arrivare ad essere un perfetto conoscitore delle tappe del suo apprendimento. Fino a diventare il creatore della sua catena di conoscenze. Il metodo è applicabile a bambini dai 2 agli 8 anni di età. Il metodo è applicato dal 1998 ed adottato, in concessione d’uso, da Scuole dell’Infanzia, Scuole Primarie, Asili Nido.

Il metodo è utilizzato in esclusiva dalla Early Years Language Academy che conta ad oggi 340 bambini iscritti.

Molte persone spesso usano due parole molto diverse fra loro come se fossero uguali: apprendimento e istruzione. Apprendimento significa acquisizione di una conoscenza. Istruzione significa apprendimento formale guidato da un’insegnante.

Dato che l’istruzione comincia all’età di sei anni, generalmente si ritiene che anche l’apprendimento inizi allora. E’ un errore! La verità è che l’apprendimento inizia con la nascita. All’età’ di sei anni un bambino ha appreso più di quanto imparerà nel resto della sua vita.
Dopo i sei anni le strutture cerebrali, inclusa quella del linguaggio, giungono a maturazione e non sono più modificabili. Ma allora dopo i sei anni non si può più insegnare una seconda lingua?      Certo che sì.

Facciamo però una distinzione fra “bilingue tardivo” e “bilingue precoce”. Il cervello di questi bambini funziona in modo diverso. Nell’uso delle lingue il bilingue precoce attiva sempre e comunque la stessa zona del cervello. Quella dove si trovano le strutture cerebrali preposte all’analisi dei suoni, al riconoscimento della sintassi e… all’apprendimento naturale di una lingua. In questi bambini le reti nervose che presiedono al linguaggio si sviluppano parallelamente per entrambe le lingue, in un periodo della vita in cui la plasticità del sistema nervoso è massima. Nei bilingui tardivi, invece, sono adattate altre zone cerebrali, da qui la difficoltà comune a tutti nell’apprendere una seconda lingua e di padroneggiarla perfettamente.

Le lezioni Momo settimanali non sono sufficienti per far apprendere la lingua Inglese, ci vuole tanta esposizione alla lingua per permettere ai bambini di sollecitare la memoria, voi a casa potete fare tantissimo. Create un luogo, un momento dove giocare con il vostro bambino in Inglese. Utilizzate un personaggio fantastico così che non siate voi a parlare in lingua al bambino ma bensì il personaggio, una papera per il bagno, un mestolo per la cucina. Per esempio: Nella casetta sotto il tavolo si parla così, in bagno si parla solo come parla la Little Duck, in cucina parla Mr. Spoon. Insomma via alla fantasia.